martedì 15 aprile 2014

del vecchio e del nuovo

Poi vuoi scrivere del nuovo lavoro, della nuova casa, della nuova vita, ma anche del vecchio lavoro, della vecchia vita, della vecchia casa. Degli amici, quelli vecchi e quelli nuovi. Delle sfide, quelle nuove e quelle vecchie ancora da vincere.
Poi scrivi di un litigio, il primo, in cui ti viene detto "Non confodermi con un'altra persona". E poi ci pensi e ti rendi conto di quanto alcuni comportamenti sono fossilizzati, tipo la paura di sbagliare o la sensazione di essere sempre messa alla prova, il dover fare cose perchè si DEVONO fare e non si VOGLIONO fare, l'ansia costante che non sia la cosa giusta, anche se poi I can feel it's right.

Un vecchio lavoro dove ti dicono "Sei in ritardo". Sempre, sono sempre in ritardo su tutto, mio sveglio sempre troppo tardi, o forse voglio solo fare troppe cose.
Un nuovo lavoro in cui ti chiedono la luna e non ti danno la scala per raggiungerla. Forse me la dovrò costruire, boh.

La casa nuova funziona, quella vecchia è da riorganizzare.

Le domande nuove si sostituiscono a quelle vecchie: Ma alla fine, voglio davvero un lavoro così? Voglio davvero una vita così? io, l'ufficio, il pc, l'ansia. Oppure voglio altro? Sì, am cosa voglio? viaggiare? no, in questo momento no. La risposta è che voglio essere libera nelle mie catene. Voglio potermi muovere nella mia prigione, voglio una gabbia, ma che sia d'oro. Vabbè, anche argento va bene. Però che ci si possa muovere, che si abbia spazio e tempo per sradicare i vecchi comportamenti (sbagliati), per far crescere la novità, noi due, mio Barbarossa.
Un lavoro, poi, lo voglio davvero? sì, ma che non sia asfissiante. Non lo è, per ora, per ora è solo un caos totale. Abbandonata, dimenticata, ci si ricorda solo per i cazziatoni. Lo stato, il privato, le indagini di mercato, le pressioni, no, non sei nessun altro. Sei solo tu che importi, sei solo tu che voglio, tu non mi metti alla prova, tu non mi giudichi.

E allora perchè tutta questa confusione?

venerdì 21 febbraio 2014

We would like to invite you...

to the grand opening of The B Branch!

Ebbene sì.
Abbiamo trovato una casetta con microgiardino, ai piedi della collina, in un bel complesso recente, a 15 minuti in macchina dai suoceri (aaargh. L'ho detto: i suoceri). Elettricità? allacciata. Gas? Quasi allacciato. Cinture? Da allacciare.

Inizia il viaggio. Barbarossa ed io. Tovaglie, bicchieri, lenzuola, asciugamani? Pronti, da vent'anni almeno. La dote della pugliesità. E la latta da 5 litri d'olio, ovvio.

"Ma quindi quando vi trasferite?"
"Eh, settimana prossima..."
"Cavoli, ma così presto?"
"Eh, ma se devo inziare a lavorare... cioè, non è che posso fare avanti e indietro tutti i santi giorni..."
"Ah."

I suoceri non sono molto convinti. Ma noi sì. Mia mamma pure.
Non è passato molto tempo, ma le cose vanno avanti da sole, senza far fatica. Cioè, ho trovato lavoro e casa e amore, che faccio, dico di no? Ma pensaghe gnanca, come dice sempre Barbarossa.

Barbarossa continua a sorprendermi, continua a essere meraviglioso, a da domani, con le chiavi di casa in mano, ci prepariamo ad essere meravigliosi insieme.

Che roba, chi l'avrebbe mai detto che saremmo finiti a litigare all'ikea?


martedì 21 gennaio 2014

Se non ora... boh.

Allora, uno non è che vuole fare le cose di fretta per forza, è che poi le cose succedono e tu ti ritrovi con il famigerato palo in faccia e hai bisogno di riprenderti.

Le cose vanno bene, molto bene, benissimo, benerrimo, talmente tanto bene che sto aspettando il palo al varco. Sono lì, con gli occhi ben aperti, a guardare la strada che scorre, e cerco di vederlo prima che mi colpisca. Lo so che prima o poi arriva, me lo sento. E so che posso stare attenta quanto mi pare, ma tanto lo so che arriverà nell'attimo in cui io avrò voltato la testa per dire "Va' che bel cagnol....SBAM!". Il palo. In faccia. Perchè dai, è inaudito che le cose possano essere così ok.

Barbarossa sembra che l'abbiano fabbricato apposta per me, è un gran testa di cavolo preciso, orgoglioso e puntiglioso q.b., ha la capacità di sorprendermi con i suoi logicissimi ragionamenti e le sue uscite totalmente inaspettate, ha la capacità di farmi sentire quella che qualsiasi cosa succeda, andrà tutto bene perchè stiamo insieme e chi c'ammazza a noi. Allora si parla di convivenza, perchè dai, è passato troppo poco tempo per pensare a qualcosa di più, però uff, cioè, andare in affitto è un po' uno spreco di soldi. Ok, hai ragione, allora prendiamocela con calma, vediamo come si mettono le cose, e poi decidiamo che fare quando sarà il momento. Ok, nel frattempo mando un paio di CV, così cerco di avvicinarmi, tanto con la crisi, chi vuoi che mi chiami.

4 CV.
4 colloqui.
2 ancora da fare.

Ma con buone prospettive, parrebbe. Oddio. Che ansia. Tutto si fa incredibilmente più vicino. Spaventosamente più vicino. Convivenza no, ma a questo punto una stanzetta me la devo cercare comunque. Mettere via i soldi sarà impossibile, però sarò davvero vicino. Che confusione, sarà perchè ti amo? Sì, di sicuro, però mi sa che anche il fatto che in due settimane possa cambiare tutto c'entri qualcosa.

Cambiare, cambiare. Una vita di cambiamenti. Siamo all'ennesimo, che possa essere quello giusto per innesacre una catena di cambiamenti giusti a loro volta?

Abbiamo iniziato con Barbarossa, adesso proseguiamo con il lavoro, poi una casa, poi... oddio. Quanta normalità. Siamo sicuri che sia tutto regolare? Che sia tutto normale?

Dai, palo, ti aspetto. Sono carichissima, mi sa che 'sto giro ti fai male tu.

martedì 7 gennaio 2014

Quando il gioco si fa duro...

i duri rendono ufficiale la loro relazione su facebook.

Eh già.
"Oh, mai, mai. Non renderò mai ufficiale la mia relazione su facebook. Cioè, alla fine sono solo fatti miei, no?" Così parlavo fino a pochi mesi fa (2 e spiccioli, per l'esattezza). Perchè no, insomma, alla fine, perchè devono sapere tutti quello che mi succede? Perchè mettere in piazza i miei sentimenti? E invece.
E invece si fa, perchè quando perdi la testa la perdi del tutto. Allora tu, che sei tra l'ateo, l'agnostico, l'irrispettoso e il problematico, ti ritrovi a immaginarti mentre ti avvii all'altare tutta felice e sorridente con la lacrimuccia. Eh sì, perchè se i futuri suoceri ci tengono al matrimonio quello tradizionale tu che fai? Mica puoi tirarti indietro e rovinare la festa a tutti, no?

Oddio. Matrimonio. Casa insieme. Trasferimento alle pendici dei monti. Cerca un lavoro lì. Pubblica su facebook che sei impegnata, non ancora fidanzata ufficialmente (che poi, la differenza di preciso qual è? o ci sto con uno o non ci sto! Ok, ok, il brillocco. La differenza la fa il brillocco.)

E insomma.
Sì, investita. Pensavo fosse un calesse, invece era amore.
E chi ci credeva più. E chi ci pensava più.
Io con i miei gatti e le mie sfighe e le mie lamentele.
Così mi immaginavo fino a due mesi e spiccoli fa.
E invece.

Barbarossa is here and is real and I'm so silly in love. Beyoncè cantava crazy in love, io mi sento solo silly. Una post-adolescente post-postmodernamente innamorata del timido ma profondo ingegnere Barbarossa.

E allora sia. Non saranno mica queste schermaglie a impaurirci.
Abbiamo affrontato il freddo del Minnesota, che saranno una quarantina di commenti e like su facebook?


martedì 10 dicembre 2013

Barbarossa e la monogamia.

Poi conosci Barbarossa. E nel giro di un mese e spiccioli le prospettive cambiano.
Allora si rientra senza quasi accorgersene nelle dinamiche di coppia che tanto erano mancate in questi tre anni di follia. Barbarossa (nomen tutto tranne che omen) è paziente, timido, curioso. Barbarossa è attento, presente, discreto. Barbarossa ricordava un po' Pi al principio, e questa cosa era spaventosa, ma si è rivelato essere molto diverso. Barbarossa è buono, un po' impacciato, un po' altezzoso, ma con garbo. Barbarossa piace agli oscuri e piace alla mamma. Barbarossa è di buona famiglia, ha valori sani e saldi e tradizionali. Barbarossa regala rose, caramelle, vino. Barbarossa è di quelli che "Eh, di uomini così non ne fanno più."

Io Barbarossa l'ho comprato. Non ho ben capito come io sia passata dal "Uhm, mi pare un po' uno sfigato, non so." al "Gisas. Credo proprio di essermi innamorata." L'ho comprato. Era lì, su uno scaffale, un po' impolverato, un po' ammaccato. Mi è sembrato da subito interessante nella sua timidezza, era come se si stesse nascondendo. Era ammaccato, si stava ancora leccando le ferite, si nascondeva perchè aveva paura di rimanere scottato di nuovo.

E io, tronfia, l'ho messo nel carrello e sono andata in cassa. Ero un po' spaventata proprio dalla sua serietà, dalla sua compostezza, dai suoi occhi azzurri e dalla barba. Rossa, appunto. Un po' spaventata e attirata allo stesso tempo. Si capiva che lui aveva deciso che ero io la prescelta, nonostante il mio essere un po' l'opposto di quello che voleva anche lui.
Filiforme? Nah, not me.
Riservata? Nah, not me.
Timida? Nah, not me.
Con pochi amici? Nah, not me.
Con una vita semplice? Nah, not me.

Mi ha abbracciato una sera. E io mi sono sentita a casa. Forse è stato lì che ho deciso davvero. Se prima ero al 70%, dopo l'abbraccio sono arrivata al 100%.
Lui ha detto che gli ho detto io di abbracciarlo, ma se lui non avesse voluto non lo avrebbe fatto.

Ed ora, un mese e mezzo dopo quell'abbraccio, mi trovo qui a valutare e soppesare le conseguenze dell'amore. Le tentazioni della monogamia. I compromessi della vita di coppia. Le tensioni ideologiche della tradizione e dell'anticonformismo conformista.

Sto bene. Sono innamorata. Per sul serio. Sono innamorata di Barbarossa e della tranquillità della monogamia. Sono innamorata del suo preoccuparsi per me senza essere pesante e paternalistico. Sono innamorata di come abbia disspiato i miei dubbi e le mie paure nel giro di un mese. Sono innamorata dell'idea che tra qualche anno, o tra molti anni potrei stare ancora con lui, e addirittura starci bene.





lunedì 28 ottobre 2013

Tradurre.

Che lavoraccio, mamma mia.
Che noia.
Tradurre è uno dei lavori più noiosi del mondo.
Si sente proprio la noia che sale dai piedi, si ferma sulle ginocchia, e le rende un po' pesanti e bloccate, sale ancora, sale fino alla pancia e lascia un lieve sentore di acidità allo stomaco, perchè stare seduti e mangiare  cose a caso (perchè la noia fa venire fame) fa venire l'acidità. Mentre le dita pigiano i tastini e dirigono il mouse tra i file, gli appunti, i dizionari, le ricerche, piano piano la noia sale agli occhi, che si chiudono mentre la bocca si apre in uno sconcertante, immenso sbadiglio.

Tradurre è uno dei lavori che dà più soddisfazione al mondo.
Quando vedi che il file piano piano prende forma, le parole si affiancano, creano frasi, paragrafi, capitoli, tutto. finito. tutto finito. Basta basta basta. Pausa.

Mentre traduco, mentre traduciamo, perchè il lavoro è lungo, difficile, tecnico, vado a Siviglia. L'amica si sposa, l'amica quella che mai avresti detto nella vita che si sarebbe sposata. La famminista, che ama tutti e nessuno, la profesora, la shakespirista dottoressa giramondo senza casa.
E invece si sposa e ti dice "Grazie per avermi fatto da damigella, mi sembra a volte che tu stia ripercorrendo la mia strada, vedrai che arriverà un po' di felicità."
E io traduco. Italiano, inglese, spagnolo. Oh, non ce la faccio, troppe lingue. C'ho un porridge di lingue in testa, lasciatemi stare, che tradurre è difficile.

Torni a casa, continui a tradurre e ti dicono "Lo sai che si sposa?"
"Davvero?"
"Sì, a Dicembre."
"Ah."

No, ma io sono contenta per lui. Cioè, è riuscito a rifarsi una vita, insomma, sono davvero contenta. Sisi, tranquilli, sto bene. Nulla. Non ho nulla, con le lacrime che scendono e gli occhi che si aprono alle 5 del mattino e piangono. E perchè piangi?
Sono tre anni ormai che non è più parte della tua vita. Sono tre anni che è FINITA. Ma può una cosa finire? Cioè, anche la guerra di Troia è finita, eppure ne parliamo ancora.
Boh, forse si può archiviare, come una traduzione finita, fatturata e pagata.
Alla fine abbiamo provato per tanti anni a tradurci e non ci siamo mai riusciti, o meglio, forse lo abbiamo fatto talmente bene, che alla fine ci siamo dovuti archiviare a vicenda. Auguri.

Ma quindi perchè piangi se lucidamente hai avuto tre anni per decostruire questa storia e capire che era solo una farsa, una commedia mal scritta, una tragedia inutile?

Perchè lui si è accontentato, io non mi accontento mai.
Due mesi è la vita media di un mio compagno medio.
C'è sempre qualcosa che non va: è basso, è alto, è grasso, è poco interessante, è fuori come un balcone, è ignorate, è drogato, ha il dito del mignolo che fa contatto con le papille gustative.
Ma chi ha il problema? Loro o io?

Io, che chissà se son contenta, chissà se mi accontenterò.

Intanto, traduco. Integrazioni. Perchè la traduzione reale e del reale non si finisce mai.



martedì 10 settembre 2013

Il bisogno

Una inizia a decostruire "La richiesta d'amore" (cit.) in ogni maniera possibile e immaginabile.

Decostruisci, psicanalizza, spiega, contestualizza, per rielaborare, abbandonare il desiderio, e vivere in uno stato di ahimsa e satya che portino al nirvana.

E invece no. Non bastano tutte le evoluzioni e le involuzioni mentali per decidere che si sta meglio da soli, che il matrimonio è solo una farsa, che non ha senso mettere al mondo dei figli, che, tra l'altro, non ci sono nemmeno i soldi per mantenere te stessa, figurati un altro esserino. Non basta la voglia di partire, viaggiare, viaggiare, partire, non avere una casa fissa, non sapere dove radicarsi, non sapere se mettere radici da qualche parte, non volere mettere radici.

E poi.

E poi boh.

E poi il bisogno arriva, bussa, rompe il cazzo, e crea disagio.

E poi arrivano quelli che tu, purtroppo, davvero a malincuore, vedi solo come amici.

E chi ti capisce è bravo.

E ciao.